Grand Tour Italia: storia, tappe e consigli per organizzarlo oggi

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Grand Tour Italia: la storia, i personaggi, le tappe ed i consigli per organizzarlo - in perfetto stile slow, smart e green - oggi.

Grand Tour Italia: la storia, i personaggi, le tappe ed i consigli per organizzarlo – in perfetto stile slow, smart e green – oggi.

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“Gli Inglesi, già nel XVII secolo, mandavano i figli a perfezionare la loro educazione sul continente,

un’esperienza che loro definivano Grand Tour,

da un’antica parola francese – tour – che significa escursione, passeggiata.

Da qui è nata la parola turismo.”

(Paul Morand)

Grand Tour Italia: storia e ispirazioni

Nel 700 era il viaggio che attraverso una precisa formazione artistica, sociale, politica e culturale consacrava il passaggio all’età adulta, una sorta di rito di transizione per i rampolli delle famiglie aristocratiche e benestanti di tutta Europa, ed in minima parte dei pochi giovani studenti che riuscivano con mezzi più limitati a raggiungere comunque le tappe più importanti.

Un’esperienza di più mesi che si concentrava spesso in quelli estivi e che permetteva di vivere, esplorare e formarsi nelle grandi città storiche europee e soprattutto d’Italia, divenuta in breve tempo, grazie alle sue connessioni con il mondo classico ed al suo immenso patrimonio storico-culturale, una delle mete più ambite.

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Grand Tour Italia: le tappe

Un Grand Tour – espressione utilizzata per la prima volta da Richard Lassels nel 1670, nella sua guida turistica ante litteram The Voyage of Italy – non poteva esimersi, grazie anche ai racconti intrisi di tradizioni e disarmante quotidiano che Goethe riportò nel suo celebre diario di Viaggio in Italia , dal toccare Firenze e buona parte della Toscana , Roma , Venezia , oltre alle storiche capitali del Regno delle Due Sicilie , Napoli , la cui popolarità crebbe in maniera esponenziale in seguito ai ritrovamenti archeologici di Pompei , Stabia ed Ercolano , e Palermo .

Un’esperienza di viaggio così celebrata ed ambita, soprattutto se effettuata nelle città sopra citate, che nel corso dell’800 si aprì progressivamente alle donne , quasi sempre ereditiere, ed a nuove fasce sociali, oltre che ad artisti, magnati, mercanti d’arte ed intellettuali che iniziarono a prolungare indefinitamente il loro soggiorno in Italia e a creare poi dei veri e propri salotti culturali che finirono con l’attrarre l’attenzione e l’interesse della crescente comunità di viaggiatori non solo inglesi e tedeschi ma anche statunitensi.

“Non osavo quasi confessare a me stesso la mia meta, ancora per via ero oppresso dal timore,

e solo quando passai sotto Porta del Popolo seppi per certo che Roma era mia.

(…) Sl, ero finalmente arrivato in questa capitale del mondo!”

(Da Viaggio in Italia, di Johann Wolfgang von Goethe – Roma, 1º novembre 1786)

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Grand Tour Italia: Johann Heinrich Wilhelm Tischbein – Goethe nella Campagna romana

Grand Tour Italia, i personaggi che contribuirono a creare il mito del “viaggio in Italia”

Gli scrittori, filosofi e poeti Thomas Hardy, Charles Dickens – la sua guida Impressioni Italiane contribuì in maniera determinante all’incremento del flusso turistico verso il belpaese – Elizabeth Barrett Browning, Henry James, Nathaniel Howthorne, Edith Wharton, Henry David Thoreau, Ralph Waldo Emerson , il pastore abolizionista Theodore Parker, l’ereditiera appassionata d’arte Isabella Stewart Gardner , e molti altri ancora vissero a lungo tra Firenze, Venezia, Roma, Napoli e Palermo dando vita ad indimenticabili eventi artistici, circoli ed incontri letterari.

Lo stesso scultore statunitense Hiram Powers , dopo aver a lungo visitato l’Italia, decise di aprire una bottega d’arte a Firenze, dove oltre a dedicarsi ad opere d’ispirazione neoclassica, soddisfaceva le continue richieste di busti e ritratti dei numerosi visitatori ansiosi di immortalare in maniera unica il ricordo di quello che poi avrebbe per loro rappresentato il viaggio della vita.

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Grand Tour Italia, i personaggi che contribuirono a creare il mito del “viaggio in Italia”.

Grand Tour Italia oggi: turismo esperienziale e sostenibile, smart e green

Una tradizione, quella del Grand Tour, che è proseguita lungo tutto il corso del ‘900, aprendosi sempre più al turismo di massa, inteso nella sua migliore accezione.

Studentesse, laureandi, giovani creativi da ogni parte del mondo (persino dagli angoli più remoti dallo stesso belpaese) , ed ancora artisti, scrittori, intere famiglie della middle class o semplici appassionati di viaggi che arrivano in Italia in cerca di quelle stesse emozioni e sensazioni che furono le linee guide dei loro predecessori e che poi una volta ambientatisi si ritrovano a vivere, scoprire e sperimentare molto di più.

Un viaggio che oggi , dopo più di 300 anni, seppur con modalità e dinamiche differenti, continua ad offrire ispirazioni ed occasioni di crescita e formazione personale in un ambiente che , grazie all’incremento dei continui scambi interculturali, risulta sempre più aperto e stimolante , e che riserva ancora più attenzione e spazio al turismo esperienziale e sostenibile .

Oltre all’arte, alla storia ed ai luoghi simbolo di un passato che affonda le sue origini nella culla del Mediterraneo, si incrementano così esperienze particolari, soprattutto in destinazioni più insolite, off the beaten path, che permettono di approfondire tantissimi altri aspetti del retaggio storico, culturale e tradizionale italiano.

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Grand Tour Italia: gli scavi di Pompei

Ed è così che alla visita delle città più famose si aggiungono lunghi soggiorni nei piccoli borghi antichi, spaziando dall’entroterra alla costa, dai cammini religiosi ai percorsi storico-naturalistici, da quelli enogastronomici a quelli legati alla lirica, alle manifatture tessili ed artigiane, alle coltivazioni ed a tutta una serie di eccellenze italiane, più o meno note.

Fino ad arrivare all’ultima frontiera dei  nomadi digitali , che ha favorito, con un incremento notevole negli ultimi anni, soprattutto nelle città d’arte, l’arrivo di tantissimi giovani da ogni parte del mondo, impegnati e formatisi nei settori più differenti, eppure appassionati e motivati, oggi come ieri, da quelle stesse ispirazioni che spinsero i primi viaggiatori all’esperienza del Grand Tour.

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Grand Tour Italia: Firenze

E se una volta i viaggiatori del Grand Tour si spostavano in carrozza ed in alcuni casi in nave, i viaggiatori di oggi , non solo i giovani sopra citati ma anche tantissime famiglie e coppie di ogni età, oltre all’auto, nella piena condivisione e consapevolezza di un turismo green e più sostenibile si spostano ancora più facilmente, e volentieri, in treno ed in bus .

Non è un caso infatti che la piattaforma di viaggio Omio garantisca – supportando e sposando in toto l’evoluzione di un turismo sempre più sostenibile e, soprattutto, accessibile a tutti –  una crescente  offerta di tratte in treno e bus . Tra le più richieste, rimanendo nell’ambito del Grand Tour d’Italia , sicuramente la linea ferroviaria che collega Roma a Firenze,  ma sono comunque numerosi i collegamenti sulla maggior parte delle destinazioni del nostro amato ed ancora ambitissimo  Belpaese.

Uno spunto in più per pensare quest’anno all’organizzazione di un Grand Tour  tutto italiano!

Articolo scritto in collaborazione con Omio.it

Simona Sacri

Simona Sacri

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between Liguria & Tuscany

Viaggio in Italia lungo l’itinerario storico del Grand Tour

Lo sapevi che il Golfo dei Poeti fu una delle mete in cui i giovani dell’aristocrazia europea si fermavano durante il loro Grand Tour in Italia? Il Bel Paese era una delle tappe obbligate di questo lungo viaggio che gli aristocratici intraprendevano in giro per l’Europa per ampliare le loro conoscenze in fatto di cultura, arte e politica. Il viaggio poteva durare mesi o addirittura anni e il soggiorno in Italia solitamente era particolarmente lungo perché il Paese era considerato la culla della civiltà occidentale, patria di tutto ciò che era considerato importante dal punto di vista storico, religioso, estetico e politico.

Breve storia del Grand Tour in Italia

La gente viaggia in Italia da secoli. Nel Medioevo, ad esempio, molti studiosi, mercanti, pellegrini e avventurieri furono protagonisti di un periodo di grande peregrinazione. Ma fu solo verso la fine del XVI secolo che il viaggio acquisì un valore proprio nella storia della mentalità collettiva europea e divenne una moda fino all’inizio del XIX secolo:

“Indipendentemente dalla risposta di questo o quel bisogno, il viaggio assunse il carattere di un fine intrinseco, in nome di una curiosità che si faceva sempre più ardita, nel nome della conoscenza e della comprensione da un lato e del piacere dell’evasione, del puro svago dall’altro. Questa nuova idea iniziò a prendere piede in Europa e si concretizzò nella moda del viaggio in Italia. […] Fu Richard Lassels, nel suo “An Italian Voyage”, a usare per la prima volta l’espressione Grand Tour, un neologismo che da quel momento (anno 1670) sarebbe stato adottato universalmente..” (Grand Tour project della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze)

Nonostante qualche saltuario alto e basso, l’idea del Grand Tour rimase solida per tutto il XVII e il XVIII secolo, diventando particolarmente indiscutibile in quest’ultimo. Questa “età dell’oro” dei viaggi ebbe termine alla vigilia del XIX secolo con le guerre napoleoniche. Tuttavia, negli anni a venire molti artisti e aristocratici europei continuarono a visitare l’Italia o a sceglierla come dimora temporanea, tra cui due dei più famosi poeti romantici inglesi: Lord George Gordon Byron e Percy Bysshe Shelley. La loro ammirazione per il Golfo di La Spezia e per le perle locali come Portovenere e Lerici , portò la zona a ereditare il soprannome di Golfo dei Poeti. Fu Byron a riassumere al meglio il fascino dell’Italia per il Grand Tourist:

“Fair Italy! Thou art the garden of the world, the home of all art yields, and nature can decree.” [“Bellissima Italia! Tu sei il giardino del mondo, la casa di tutto ciò che l’arte produce e la natura può decretare.”]

L’itinerario storico

Molti inglesi si recavano in Italia via mare, raggiungendo Genova a bordo di una feluca (tradizionale imbarcazione a vela in legno) da Marsiglia o Nizza. Altri viaggiatori, soprattutto francesi, giungevano in Italia attraversando le Alpi (passo del Moncenisio) per iniziare il viaggio da Milano o Torino, mentre altri, tra cui i tedeschi, attraversavano il Brennero per raggiungere Verona o Venezia.

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Le tappe principali del Grand Tour in Italia consistevano nelle principali città d’arte, come Firenze, Venezia, Roma e Napoli. Tuttavia, gli itinerari che collegavano queste destinazioni e la scelta delle città più piccole erano piuttosto flessibili.

Il Moderno “Grand Tour” d’Italia

Come una volta, per godere al massimo di un’esperienza Grand Tour in Italia è importante dare valore al tempo e alla flessibilità. Lo Slow Travel è il modo migliore per assaporare e comprendere la storia, la cucina, la cultura e lo stile di vita di un territorio. La durata del soggiorno consigliata dipende da quanta Italia si desidera esplorare durante il viaggio on the road. Ad esempio, se si vuole visitare l’area che comprende la Riviera italiana tra la Liguria e la Toscana, Firenze, Roma e Venezia, è bene dedicare almeno 10 giorni.

Se desideri iniziare il tuo Grand Tour dal nord Italia, come facevano molti viaggiatori nel XVII e XVIII secolo, puoi atterrare negli aeroporti di Milano, Torino o Genova. Anche l’aeroporto di Pisa è una buona alternativa, soprattutto se desideri concentrarti sulle zone della Riviera italiana e dell’Italia centrale. Da qui potrai iniziare il tuo viaggio in auto con un’auto a noleggio dal punto di arrivo.

Se vuoi evitare del tutto l’aereo, puoi raggiungere l’Italia direttamente con la tua auto o con un’auto noleggiata in un altro paese che fa parte del tuo Grand Tour europeo. Tutte le principali città d’arte possono essere raggiunte facilmente in auto, anche se dovrai informarti sulle regole locali per parcheggiare nel centro storico, se consentito. Per visitare altre destinazioni potrebbe essere necessario cambiare mezzo di trasporto. Ad esempio, una volta raggiunto il Golfo dei Poeti potrai parcheggiare in tutta tranquillità la tua auto a Portovenere e poi noleggiare una barca privata o utilizzare il famoso traghetto per esplorare la baia locale e le vicine Cinque Terre .

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Tra le tappe consigliate durante un moderno Grand Tour d’Italia che rende omaggio allo storico movimento, ci sono Milano, Venezia e Padova al nord; Genova, Portovenere e Lerici sulla Riviera Italiana; il centro Italia con Firenze, Pisa, Lucca, Roma e Bologna; Napoli, la Costiera Amalfitana e Siracusa al sud. Non lasciarti sfuggire l’occasione di visitare le meraviglie nascoste dell’Italia, che spesso si trovano proprio dietro l’angolo delle città più famose!

FONTI Grand Tour project by Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze Clark Library at UCLA Immagine cover: dipinto di Gaspar van Wittel durante il suo Grand Tour a Napoli

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Cos’era il Grand Tour del settecento in Italia, spiegato bene con le tappe

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Cos’era il Grand Tour

Considerato un viaggio di iniziazione dei rampolli dell’aristocrazia europea, in particolare inglese, il Grand Tour raggiunse il suo massimo splendore tra la fine del ‘700 e la metà dell’800.

Questo viaggio di iniziazione era visto sia come strumento di formazione culturale e scambio intellettuale , che come commerciale e di apprendimento tramite l’ esperienza diretta del luogo visitato.

Il lungo viaggio a cui erano sottoposti i giovani grand turisti era ritenuto indispensabile dalla classe borghese per ampliare la mente e non ultimo per comprendere il mondo.

Non solo rampolli aristocratici, ma anche scrittori, architetti e pittori scelsero di fare questo viaggio, ritenendo che il Grand Tour fosse una sorta di museo all’aperto. Infatti i vari itinerari li portarono a scoprire e a visitare l’Italia, le città d’arte, i monumenti e i dipinti, passando attraverso paesaggi pittoreschi per concludersi ammirando le antichità.

Nello specifico quando la passione per l’antico … continua sulla rivista Blossomzine

come mi sono organizzata?

Per scrivere gli articoli, scattare delle foto mozzafiato e quindi per impostare il numero della rivista Blossomzine winter N°31 ho dovuto scegliere alcune delle tappe italiane più visitate, non è stato semplice sceglierle e organizzare il mio grand tour in soli 9 giorni

ho dovuto fare una ricerca molto accurata sui libri di architettura e sui libri di letteratura per scoprire cosa realmente visitavano i grand turisti nelle varie città.

non vi nego che ho impiegato una settimana intera a studiare

e a informarmi sulle tappe di questo viaggio belissimo che tutta l’Europa del tempo ci invidiava.

Mi sono stati anche molto utili alcuni video ( tra l’altro interessantissimi ) dedicati al Grand Tour che ho trovato su You tube e non ultimo anche leggere alcune tesi trovate online di ragazzi della Facoltà di Lettere e Architettura.

se siete curiosi e state facendo anche voi ricerca vi lascio i link a due video TOP

le mie tappe cronologia da google maps

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Le tappe che ho scelto sono state queste:

BOLOGNA BAGNI DI LUCCA LUCCA FIRENZE NARNI TERNI OTRICOLI VILLA ADRIANA ROMA

vi lascio i due video che ho registrato durante il mio Grand Tour

Il viaggio in carrozza era lungo e complicato e durava parecchi mesi, il mio invece è durato solo 9 giorni e ho usato dei cavalli elettrici

siiiiiiiiiii abbiamo fatto il viaggio con la TESLA

Il GRAND TOUR italiano, con le tappe del Settecento

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L’itinerario in breve

Periodo migliore, ottimo per....

Oggi come secoli or sono, il Grand Tour è un viaggio culturale alla scoperta del meglio dell’arte italiana, tra avventure e qualche eccesso.

Dalle residenze sabaude di Torino all’Ultima Cena di Leonardo a Milano, dalle equivoche taverne del porto di Genova ai palazzi della ‘dolce vita’ romana, il Grand Tour è da secoli un pellegrinaggio per gli appassionati d’arte ma anche un vero e proprio rito di passaggio.

Offrendo l’opportunità di ammirare alcuni dei capolavori artistici più celebri al mondo, così come di ascoltare le sinfonie di Vivaldi suonate con strumenti originali del Settecento, il Grand Tour è un’esperienza inebriante fatta di paesaggi, suoni e sapori che hanno forgiato nei secoli la cultura europea.

Rifacendosi al classico Grand Tour settecentesco, questo itinerario senza tempo ripercorre le orme dei primi viaggiatori nordeuropei che partivano alla volta dell’Italia in cerca di sole, cultura e magari qualche avventura amorosa. L’itinerario ffre ai moderni viaggiatori il meglio della storia, dell’arte e dell’architettura italiane, trasportandoli dalle vette alpine alle soleggiate coste del Sud.

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Abbiamo selezionato e raccolto 40 splendidi itinerari attraverso la regione, dalle fughe di due giorni alle avventure da weekend lungo, e li abbiamo descritti con i consigli degli esperti e con moltissimi spunti di viaggio.

Italia on the road

  • discussioni

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  • 1 Introduzione
  • 2 Come arrivare
  • 3.2 Francia
  • 3.3 Svizzera
  • 3.4 Regno Unito
  • 3.5 Austria
  • 3.6 Germania
  • 3.7 Altre destinazioni
  • 4 Sicurezza
  • 5 Nei dintorni
  • 6 Altri progetti

Il Grand Tour era un lungo viaggio nell' Europa continentale effettuato dai ricchi giovani dell'aristocrazia europea a partire dal XVII secolo e destinato a perfezionare il loro sapere con partenza e arrivo in una medesima città. Poteva durare da pochi mesi fino a svariati anni, e di solito aveva come destinazione l' Italia .

Introduzione [ modifica ]

Il termine turismo e più in generale il fenomeno dei viaggi turistici odierni come cultura di massa ebbero origine proprio dal “Grand Tour”.

Come arrivare [ modifica ]

Tappe [ modifica ].

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Italia [ modifica ]

Tappa molto importante era anche la 37.5 14 6 Sicilia , i vulcani ed i tesori greci e barocchi dell'isola. Allo stesso tempo, anche gli studenti di arte da tutte le parti di Europa venivano in Italia a imparare dagli antichi modelli. La Sicilia infatti offriva la possibilità di studiare l'arte greca senza dover affrontare il viaggio in Grecia , all'epoca dominio turco, con i rischi e le proibizioni che la sua amministrazione comportava. Un momento importante del viaggio era la commissione di un ritratto ad un noto pittore del momento, spesso durante una sosta prolungata a Roma, oppure anche il solo acquisto di vedute del paesaggio italiano.

Durante il XIX secolo la maggior parte dei giovani istruiti fece il "Grand Tour". Più tardi questo viaggio divenne alla moda anche per le giovani donne. Un viaggio in Italia con la zia nubile in qualità di chaperon faceva parte della formazione della signora d'alto ceto. La pratica del Grand Tour divenne meno frequente durante le guerre della Rivoluzione francese e l'Impero, ma riprese con la Restaurazione, senza tuttavia conoscere la popolarità del secolo precedente.

Altre importanti destinazioni italiane furono:

  • 45.066667 7.7 7 Torino
  • 45.464161 9.190336 8 Milano
  • 45.406389 11.877778 9 Padova
  • 44.493889 11.342778 10 Bologna
  • 45.439722 12.331944 11 Venezia
  • 43.771389 11.254167 12 Firenze
  • 43.716667 10.4 13 Pisa
  • 40.42 15.005556 14 Paestum

Francia [ modifica ]

La Francia rappresentava il vertice dello stile e della sofisticazione, così i giovani britannici si mettevano in viaggio verso quel paese per liberarsi del loro comportamento grossolano e adottare le maniere che li avrebbero messi in evidenza come aristocrazia della Gran Bretagna . Sotto l'occhio attento del tutore e curato dal valletto, il giovane si metteva in moto. Il primo passo nel giro era attraversare la Manica per 50.95 1.833333 15 Calais , in Francia. Per molti giovani, l'attraversata rappresentava già una prova da affrontare, poiché la turbolenta traversata spesso causava il mal di mare ai viaggiatori. A 48.856667 2.351944 16 Parigi , tutte le tracce esteriori dell'estrazione britannica venivano cancellate grazie ad un nuovo guardaroba completamente francese. Vestito come un francese, ora era pronto a essere introdotto in società. Dopo aver saggiato la nuova vita nella capitale ospite, il grand-turista andava a 47.316667 5.033333 17 Digione , 45.766944 4.834167 18 Lione e infine 43.2975 5.377223 19 Marsiglia .

Svizzera [ modifica ]

  • 46.519833 6.6335 20 Losanna
  • 46.2 6.15 21 Ginevra
  • 47.566667 7.6 22 Basilea

Regno Unito [ modifica ]

  • 52.208056 0.1225 23 Cambridge
  • 51.751944 -1.257778 24 Oxford
  • 51.507222 -0.1275 25 Londra

Austria [ modifica ]

  • 47.266667 11.383333 26 Innsbruck
  • 48.20833 16.373064 27 Vienna

Germania [ modifica ]

  • 48.133333 11.566667 28 Monaco di Baviera
  • 49.416667 8.716667 29 Heidelberg
  • 51.033333 13.733333 30 Dresda
  • 52.518611 13.408056 31 Berlino
  • 52.4 13.066667 32 Potsdam
  • 50.983333 11.316667 33 Weimar

Altre destinazioni [ modifica ]

Destinazioni inusuali:

  • 59.933333 30.333333 34 San Pietroburgo
  • 40.41667 -3.7 35 Madrid
  • 31.783333 35.216667 36 Gerusalemme

Sicurezza [ modifica ]

Nei dintorni [ modifica ], altri progetti.

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C oniato da Richard Lassels nel suo viaggio del 1670 in Italia, il termine " Grand Tour " è venuto a riferirsi ai viaggi di una elite nord europea, in maggioranza brittanica, in Francia, in Svizzera, e nel Sud dell'Europa ed aveva apparentemente un carattere educativo. L'obiettivo primario del Grand Tour era il viaggio in Italia, dove giovani artisti, aristocratici e uomini di stato, vennero a toccare con mano i resti della cultura classica. Le origini del Tour si possono trovare nel XVI secolo, ma toccò il suo apice nei secoli tardo XVII e XVIII.

Che cos'era il Grand Tour ?

Grand Tour - Letteratura

Ma i circa 100 mila inglesi e le molte migliaia di tedeschi, scandinavi e russi, che nel Settecento calarono sull'Italia erano attratti, più che dal sole inteso come invito alla spiaggia, dal sole dell'arte e della cultura, inteso come luce e come vita. Ci fu un momento, nel XVIII secolo, in cui la cultura di un nobile, di uno scrittore o semplicemente di una signorina di buona famiglia non poteva essere completa senza un viaggio culturale europeo, con l'Italia meta essenziale. « Un uomo che non sia stato in Italia - scriveva Samuel Johnson - sarà sempre cosciente della propria inferiorità, per non avere visto quello che un uomo dovrebbe vedere ».

Perché l'Italia?

Grand Tour in Italia

Manuali per sopravvivere al Grand Tour

Grand Tour - Turismo

Comunque, se l'Italia offriva le strade migliori (le peggiori la Russia, la Polonia e la Prussia) però la Penisola già da allora era afflitta secondo i viaggiatori del Grand Tour da un truffaldino sistema di tangenti come riporta ancora Mariana Starke . « Le classi lavoratrici italiane sono sempre in combutta fra loro per defraudare i viaggiatori, per cui l'insegnante d'italiano che vi procura una camera d'affitto riceve dal padrone di casa una certa somma che vi viene addebitata insieme alla pigione; il valet de chambre che corre a noleggiare un calesse per vostro conto, riceve dal proprietario un salario mensile che verrà caricato sulle spese di noleggio.. .».

Arte del Grand Tour

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Un itinerario artistico che partiva dal «sogno dell'Italia» e che, attraverso paesaggi, feste, folklore e riscoperta dell'antico, si concludeva spesso con la moda di scopiazzare l'Italia nell'Inghilterra. E così, fra Canaletto , Pompeo Batoni , Bellotto , Piranesi , Claude Lorrain , Zoffany , Fragonard , Joshua Reynolds e Angelica Kauffmann si annidavano nomi relativamente sconosciuti; ma tutti con qualcosa da dire - compresi i cartografi, che con quel turismo d'elite avviarono un redditizio business, un'esplosione commerciale, fatta di tesori ritrovati e di falsi confezionati su misura. Molti artisti - non ultimo lo stesso Canaletto - dovettero la loro fortuna in terra inglese proprio alla riscoperta dell'Italia da parte di principi, mercanti e scrittori. L'Italia dell'arte e dell'architettura ma anche delle feste e del buon vivere era una sorta di grande palcoscenico per i playboy d'allora, per i giovani bene (con tutore), per gli aspiranti alla politica che facevano il Grand Tour come oggi si andrebbe in America per prendere il «master» e che al ritorno ne erano premiati diventando deputati quasi a colpo sicuro.

di Massimo Serra per Informagiovani-Italia

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EDITORIAL FEATURE

L’arte che fece affluire i protagonisti del Grand Tour in Italia

Molte sono le ragioni che spinsero i viaggiatori ad intraprendere il Grand Tour d’Europa. Queste ragioni sono lentamente cambiate nel corso del 18esimo e 19esimo secolo, influenzando sia le mode dei viaggiatori che la percezione che questi avevano dell’arte.

Che il turismo stesso sia cambiato durante l’epoca del Grand Tour lo si può evincere dai numerosi racconti di viaggio e i diari redatti in quegli anni.

La curiosità che una volta era scatenata dal valore storico-politico di un’opera d’arte, fu gradualmente rimpiazzata: si ci interessava più al pittore piuttosto che al quadro, più all’artista che non al modello.

A prescindere dall’interesse predominante, i giovani affluivano in Italia 300 anni fa per ammirare alcuni tra i più grandi capolavori dell’arte, dell’architettura e della cultura. Proprio come al giorno d’oggi.

Gli schizzi del Grand Tour Un’usanza dei giovani nobili era quella di viaggiare con i loro ritrattisti al seguito, così da poter far fare degli schizzi durante i loro viaggi (il concetto equivale a quello delle fotografie in viaggio odierne). Quando ciò non era possibile, i giovani commissionavano gli schizzi ad artisti locali.

Uno degli artisti più conosciuti a tal proposito, era il veneziano Giovanni Battista Piranesi , i cui dipinti sono stati tramandati dalle famiglie nobili fino ad oggi.

Tra i viaggiatori ce n’erano anche alcuni particolarmente creativi, che si cimentavano nella rappresentazione degli scenari italiani.

Dopotutto, fare esperienza diretta dell’arte era il concetto di base per chi intraprendeva il Grand Tour.

Le città d’arte italiane

Roma: la Capitale del mondo L’itinerario classico del Grand Tour non poteva prescindere da città come Venezia, Firenze, Napoli e, alle volte, anche la Sicilia. E poi c’era Roma . Ciascuna città italiana racchiude un immenso patrimonio artistico, sia questo dell’epoca greco-romana, del Rinascimento o dell’età Barocca. Roma le sintetizza tutte.

Roma era considerata la tappa d’eccellenza del Grand Tour, poiché rappresentava al tempo stesso un accesso privilegiato al patrimonio storico dei secoli precedenti e alle meraviglie dell’epoca Barocca contemporanea.

Patria di Cicerone e terra natale di Cesare, Roma è anche la dimora dei più apprezzati capolavori di Michelangelo . Dopo aver letto le storie delle commissioni papali (una tra tutte - quella della Cappella Sistina), i giovani nobili si rendevano conto che l’unico modo per comprendere la cultura e l’arte italiana era andare a vedere questa città con i loro occhi.

I capolavori barocchi del Bernini lasciarono il loro segno a Roma, il quale realizzò opere d’arte straordinarie in luoghi come Piazza Navona e Piazza di Spagna. I viaggiatori non potevano far altro che essere incuriositi da luoghi come l’Arco di Tito, il Colosseo e Porta del Popolo.

“Potrei mai dimenticare la sensazione che ho provato scendendo adagio dai colli, e attraversando il ponte sul fiume Tevere; addentrandomi per il corso, tra le terrazze e i raffinati cancelli delle ville, che conduce a Porto del Popolo…” – William Beckford, lettera dal Grand Tour, 1780

Venezia - la città fluttuante dell’arte e dell’opulenza Il fascino di Venezia non può essere negato in epoca contemporanea, e i giovani protagonisti del Grand Tours pensavano la stessa cosa.

Ogni Grand Tour non poteva prescindere da Venezia, soprattutto per via delle ricchezze che la città aveva costruito grazie ai suoi scambi commerciali e alla sua flotta. Qualità più che ammirevoli per i viaggiatori britannici del 18esimo secolo.

Forse fu la reputazione di Venezia ad attirare i giovani, ma fu il Rinascimento veneziano che investì l’arte e la cultura a farli tornare.

I giovani nobili visitavano Venezia per ammirare i dipinti realizzati dai grandi Tiziano , Giovanni Bellini e Jacopo Bassano . Naturalmente, ambivano a tornare a casa con un ritratto realizzato dal Giovanni Battista Piranesi .

Un artista molto rinomato per i suoi paesaggi urbani era Canaletto . Aveva una capacità tale di rappresentare scene e paesaggi, che l’osservatore aveva l’impressione di potervisi immergere, e la sua attenzione nel riprodurre i più minuti dettagli gli valse una fama impareggiabile.

Pompei e Napoli | Antichi resti, il sole e la luce Alcuni nobili viaggiatori aprirono la strada a mete meno battute, viaggiando alla volta di Napoli , la città del sole, della cultura, dell'opera buffa e alcuni capolavori del Caravaggio .

Napoli divenne una tappa importante nella fase finale del Grand Tour. Divenne qualcosa come un rifugio invernale per i turisti inglese e i viaggiatori come J.W. Goethe, il quale così ne decantò le lodi:

“Napoli è un Paradiso: tutti vivono in uno stato di leggerezza e di oblio di se stessi, me stesso incluso. Mi sento come se fossi una persona completamente diversa, a fatica riesco a riconoscermi. Ieri mi dicevo: o eri folle prima, o lo sei adesso.” – Goethe

Luoghi come Pompei ed Ercolano aggiungevano la sensazione di viaggiare più a sud dell’Italia, in cerca delle rovine che fanno da collante tra l’epoca moderna e le antiche radici. Quando gli scavi cominciarono (ad Ercolano nel 1738 e a Pompei nel 1748), i turisti ebbero una ragione in più di immergersi in questo misterioso capitolo storico, beneficiando anche del sole della costiera.

Firenze | la nobiltà inglese incontra il Rinascimento italiano I giovani viaggiatori difficilmente rinunciavano a visitare Firenze , la città in cui nacque il Rinascimento : una vera e propria culla per l’arte, grazie anche alla magnificenza del Duomo di Santa Maria del Fiore e la Cupola del Brunelleschi.

L’epoca del Grand Tour coincideva con un’altra grande attrazione: l’iniziativa di Cosimo I de’ Medici di instaurare un solenne controllo degli “uffici” fiorentini, meglio conosciuti come gli “uffizi” . Questi uffici amministrativi ospitavano al primo piano una galleria, in modo che i Medici potessero godere delle acquisizioni artistiche a loro piacimento.

La Galleria degli Uffizi , come noi la conosciamo, fu aperta al pubblico solo nel 1765. Fu privilegio di pochi “Gran Turisti”, per lo più nobili o di alta estrazione sociale, di poter ammirare alcune opere di Leonardo da Vinci e Michelangelo .

Questa la reazione di Thomas Beckford, noto collezionista d’arte, dopo aver visto la collezione degli Uffizi:

“...ho provato un piacevole delirio che solo le anime come le nostre possono comprendere, e incapace di controllare la mia estasi che scorreva di statua in statua, da stanza in stanza come una farfalla frastornata in un universo di fiori…”

La Galleria degli Uffizi è ancora oggi una delle massime espressioni dell’arte di Firenze

Saperne di più l'Europa del Grand Tour .

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Il Grand Tour: storia e curiosità, in viaggio per l’Italia

grand tour italia tappe

Partire e girare le principali città e zone d’interesse artistico e culturale europee come parte essenziale dell’educazione giovanile. Se oggi è diventato un fenomeno di massa – grazie anche all’aiuto di offerte last minute, linee low-cost, campeggi super economici e b&b – il turismo una volta era appannaggio solo di aristocratici, artisti e intellettuali. Una élite formata in particolare da giovani. Il Grand Tour – dizione adottata per la prima volta in trascrizione francese, nel 1670, da Richard Lassels nel suo Voyage or a Compleat Journey Trough Italy – era il viaggio d’istruzione, intrapreso dai rampolli delle case aristocratiche di tutta Europa, che aveva come fine la formazione del giovane gentiluomo.

L’itinerario, particolarmente lungo e ampio con partenza e arrivo nello stesso luogo, comprendeva un giro che poteva attraversare anche i paesi continentali ma che aveva come obiettivo primario e irrinunciabile l’Italia. Le origini del Tour si possono far risalire al XVI secolo ma trovano il suo apice nel tardo XVII e XVIII. Inizialmente effettuato solo dai giovani dell’aristocrazia britannica, l’uso di un viaggio di istruzione si estese presto a francesi, già al tempo di Luigi XIII e del Re Sole, e poi a fiamminghi, olandesi, tedeschi, svedesi, russi e ancora altri provenienti da ogni Paese d’Europa.

Italia, meta per molti

L’Italia era sicuramente la meta più gettonata e attesa, luogo dove giovani artisti, aristocratici e uomini di stato potevano venire a toccare con mano i resti della cultura classica. L’itinerario di un viaggiatore poteva iniziare con lo sbarco a Genova – giungendo via mare da Marsiglia o Nizza – o con l’arrivo a Torino, seguendo la via di terra e attraversando il Moncenisio, il più frequentato tra i possibili ingressi in Italia. Altri accessi potevano essere il passo del S. Bernardo o del Sempione. La città di partenza determinava il successivo percorso, attraverso la costa o l’interno. Prima tappa importante era Firenze, da dove si passava o sostava con l’intento di arrivare a Roma, luogo in cui ci si fermava più a lungo. La partenza dalla madrepatria era, infatti, spesso progettata nel mese di settembre, così da poter giungere nella città eterna in concomitanza del Natale, festa religiosa molto affascinante per i suoi riti, trattenendovisi fino a Pasqua o per la festa di San Pietro e Paolo, celebre per i fuochi di artificio che si sparavano da Castel Sant’Angelo (una tradizione ancora oggi in uso). Tra le feste pasquali e la fine di giugno si collocava l’escursione a Napoli e dintorni. Il viaggio si concludeva quindi in Campania, programmando il rientro con una sosta a Loreto e poi, attraverso Ferrara e Padova, la tappa a Venezia, consigliata nel mese di febbraio per godere delle feste per il carnevale. Prima di uscire dall’Italia ancora Vicenza e visita a Verona, per passare poi il “confine” attraverso la Francia, la Svizzera o l’Austria.

Chi vi prendeva parte

La schiera dei grandtourists fu fitta ed eterogenea. La percentuale più cospicua si individua però tra i giovani di età compresa fra i sedici e i ventidue anni, spesso accompagnati da tutors più grandi e con un’esperienza adeguata a percorrere le strade italiane. Nel XIX secolo gli eredi delle nobili casate aristocratiche vedono ben presto affiancarsi i meno blasonati ma spesso più facoltosi figli della classe borghese in ascesa che, proprio attraverso il viaggio d’istruzione, nobilitava le sue patenti culturali. Fondamentale era il carattere di apprendimento legato al Tour, tanto che in Inghilterra la Corona finanziava i viaggiatori, a fronte di una richiesta debitamente motivata, con 300 sterline annue.

Valigia & Co.

Cosa potare con sé? Le scelte erano diverse e – quale che fosse l’idea del lungo soggiorno fuori casa, allettante o inquietante a seconda dell’indole – i viaggiatori dovevano essere previdenti. Molto ricca è l’iconografia, soprattutto satirica, dedicata ai mezzi di trasporto, alle condizioni e agli inconvenienti del giro: nei musei di diverse città italiane si conservano etichette di alberghi, biglietti di presentazione, pubblicità di compagnie private di trasporto e altri reperti di un settore brulicante d’iniziative da cui gli italiani, nelle zone interessate, traevano interessanti profitti. Tante sono anche le testimonianze e i racconti di questo percorso formativo itinerante, perché ogni europeo riviveva la propria esperienza componendo un proprio Diary, Journal o Tagebuch. Tra i più noti il Viaggio in Italia (in tedesco I talienische Reise ), scritto tra il 1813 e 1817 da Goethe. Una “guida turistica” di tutto rispetto.

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Il Grand Tour, sognando l'Italia nel Settecento. La mostra di Milano

L’espressione “Grand Tour” compare per la prima volta nel 1670, nello scritto d’un prete cattolico inglese, Richard Lassels, che quell’anno pubblicava a Parigi un libro, The Voyage of Italy , nel quale erano descritte le città, i monumenti, gli edifici visti durante un viaggio in Italia. Il libro cominciava con una prefazione in cui Lassels elencava i benefici del viaggiare, e tra i varî vantaggi di quest’attività il sacerdote includeva la possibilità di capire meglio la storia che si legge sui libri: “nessuno”, scriveva Lassels, “comprende meglio Livio e Cesare, Guicciardini e Monluc di colui che ha fatto il Grand Tour di Francia e il Giro d’Italia”. Questa distinzione di termini che, curiosamente, richiama moderne vicende ciclistiche, è andata perduta nel tempo, col risultato che s’è andato a indicare come “Grand Tour”, in via più generica, il ben noto “viaggio di formazione della classe dirigente europea”, per adoperare la sintetica definizione di Cesare De Seta ch’è il massimo esperto italiano dell’argomento. Parlare di Grand Tour però non significa parlar soltanto di viaggi: è questo il merito principale della mostra Grand Tour. Sogno d’Italia da Venezia a Pompei , allestita fino al 27 marzo 2022 alle Gallerie d’Italia di piazza Scala a Milano.

Una sorta di rito d’iniziazione dell’Europa moderna, prima ancora che un viaggio che conduceva i giovani dell’aristocrazia e dell’alta borghesia in Italia (e non solo) da tutto il continente. Addirittura un’“istituzione”, secondo De Seta. Un’istituzione le cui radici van fatte risalire a tempi ben più antichi di quelli ai quali comunemente l’associamo, dato che i prodromi del Grand Tour settecentesco potrebbero esser rintracciati addirittura nel regno di Elisabetta I, quando la corona inglese finanziava, e la classe dirigente promuoveva, lunghi viaggi d’istruzione in Europa. Lo stesso Lassels, quando scriveva il suo Voyage , operava in un periodo in cui recarsi in viaggio in Europa era prassi consolidata (il viaggio tipicamente durava tre anni). Nel Settecento sarebbe divenuto un fenomeno molto più diffuso di quanto non lo fosse in precedenza, e avrebbe assunto caratteri ancor più universali. In Italia, s’arrivava per crescere a livello personale e per cominciare a costruire il proprio futuro, la propria carriera. E si tornava al proprio paese con valigie colme di conoscenze, oltre che di voluminosi ricordi.

Quella di Milano non è la prima mostra in assoluto sul tema (varrà la pena ricordare, tra le ultime, la bella rassegna Città del Grand Tour che s’è tenuta a Carrara, a Palazzo Cucchiari, nel 2017), ma di sicuro, volendo escludere la mostra di gestazione inglese Grand Tour. Il fascino dell’Italia nel XVIII secolo , nata alla Tate Gallery di Londra nel 1996 e poi portata al Palazzo delle Esposizioni di Roma l’anno successivo, è la più imponente che si sia mai vista in Italia e la più completa, forte d’un percorso sapientemente articolato in una serie di nove sezioni consequenziali (con le opere che però talvolta si dispongono liberamente lungo le sale). Si potrebbe dire che i tre curatori, ovvero Fernando Mazzocca, Stefano Grandesso e Francesco Leone, abbiano congegnato un itinerario che permette di seguire un ipotetico viaggiatore di fine Settecento (l’epoca d’oro del Grand Tour vien fatta risalire al periodo compreso tra la Pace di Aquisgrana del 1748 e la discesa in Italia delle armate francesi nel 1796) nel suo percorso in Italia, senza tralasciare, in apertura, le motivazioni del viaggio, e accompagnandolo tra le capitali del Grand Tour, facendo conoscenza con gli artisti che avevan deciso di fermarsi in Italia (alcuni di loro sarebbero diventati addirittura antesignani delle odierne guide turistiche), osservando gl’italiani del tempo e soffermandosi a cercare un souvenir prima di tornare a casa. Sulla carta, una mostra difficile: perché l’argomento non è di quelli di maggior appeal per il grande pubblico, perché il materiale sul Grand Tour è sterminato, perché il tema stesso ha confini che potrebbero essere allargati a dismisura (viaggiatori da paesi diversi si recavano in Italia con motivazioni diverse: lo illustrano bene i saggi d’approfondimento in catalogo, che ripercorrono la storia del Grand Tour dall’angolazione di quattro paesi, ovvero Gran Bretagna, Francia, Russia e Spagna, da cui provenivano i tourists ). Ma ne è comunque risultata un’esposizione oltremodo coinvolgente, una delle più appassionanti tra quelle che si son viste alle Gallerie d’Italia negli ultimi anni, malgrado la mole di opere che i curatori han saputo radunare.

grand tour italia tappe

Si parte con una sala dedicata alle “Capitali del Grand Tour”, che raduna alcune vedute dei principali snodi dei viaggiatori del tempo, individuati in Roma, Firenze, Napoli e Venezia, benché il viaggio dei grand tourists facesse tappa in svariate città, da Ravenna a Mantova, da Bologna a Milano, da Genova a Lucca. Ma non poteva prescindere dalle quattro capitali: di solito i viaggiatori giungevano da nord (o via mare, sbarcando a Genova o Livorno) e raggiungevano Firenze, per poi scendere attraverso Roma fino a Napoli, e poi risalire per far sosta a Venezia prima di riprendere la via di casa. A Firenze (richiamata dalla veduta di Thomas Patch che apre la mostra) ci si fermava per il Rinascimento, per ammirare le collezioni degli Uffizi, per osservare gli esiti del mecenatismo mediceo. Roma stupiva, intanto, per le rovine: la meravigliosa veduta del Colosseo di Gaspar van Wittel, in arrivo da Norfolk, è una delle vette dell’esposizione, e la coppia di vedute di Michelangelo Barberi, una dei fori e una di San Pietro, restituisce con icastica chiarezza il contrasto tra la Roma antica e quella moderna che ammaliava i viaggiatori. E poi, Roma seduceva per l’idea d’un’antica grandezza perduta, attirava per la presenza d’artisti e artigiani che l’avevano resa la maggior piazza dove trovare ricordi del proprio tour . A Napoli ci s’emozionava per il Vesuvio e le sue eruzioni, peraltro numerose tra Sei e Settecento (un’intera sezione della mostra è dedicata proprio al Vesuvio, tanto era il fascino ch’esercitava sui viaggiatori stranieri), e ci si lasciava cullare dall’amenità dei paesaggi. E infine Venezia era la città degli eventi, che viveva il suo irreparabile declino tra feste favolose: l’affollatissima regata sul Canal Grande dipinta dal Canaletto ne è una piena dimostrazione.

L’Italia era divenuta meta prediletta del viaggio anche perché era possibile vedervi da vicino, come in nessun altro paese era possibile fare, le rovine di quel passato che andava studiato e conosciuto per poter dire d’aver avuto una formazione completa: la sezione sul “fascino delle antiche rovine” indaga questo aspetto, quasi sempre coincidente con le motivazioni stesse del soggiorno in Italia, con una serie di dipinti tra i quali svettano, oltre al celeberrimo Capriccio del Canaletto conservato al Poldi Pezzoli di Milano, dipinto emblematico e simbolo d’una temperie culturale in quanto capace di fondere antico e moderno e suscitare al contempo sentimenti di stupore e nostalgia, due dipinti meno noti come la veduta ideale di Giovanni Paolo Pannini (Ilaria Sgarbozza in catalogo la definisce “uno dei capricci più belli e significativi” della produzione dell’artista piacentino, “per la qualità sia delle architetture sia dei personaggi e per il notevole stato di conservazione”, senza contar la sua rarità), che allinea una serie di monumenti tutti in realtà molto distanti ma presenti sulla tela in quanto tesi a soddisfare la precisa richiesta d’un committente, e il Capriccio con il Pantheon di Hubert Robert, dalle collezioni dei principi del Liechtenstein. Le rovine del pittore francese, spiega bene Mazzocca in catalogo, “preludono alla visione drammatica e romantica dell’antico, quale testimonianza della caducità delle civiltà e della fragilità degli umani destini”: l’iter cronologico della mostra s’arresta proprio agli albori del romanticismo. C’è poi un interessante gruppo di dipinti che fa quasi da cerniera con la sezione successiva, dedicata ai paesaggi mediterranei dell’Italia: ecco dunque un altro dipinto denso di sensibilità romantica, La tomba di Virgilio al chiaro di luna di Joseph Wright of Derby che ben trasmette il senso d’un paesaggio, quello italiano, che appariva (e appare ancor oggi) “intriso di una memoria storica che oltrepassava le vestigia antiche di cui era disseminato” (così Grandesso), ed ecco le rovine dei templi siciliani (Sicilia che, peraltro, inizialmente era ai margini del Grand Tour, date le difficoltà logistiche per raggiungerla, e fino agli anni Settanta-Ottanta del Settecento era rimasta meta di pochi temerarî, ma presto sarebbe stata riscoperta), che rifulgono sotto la luce calda del sole meridionale nei dipinti di Ferdinand Georg Waldmüller e, quasi senza che ce ne accorgiamo, ci guidano verso il capitolo seguente.

I tourists , del resto, erano attratti anche dalla straordinaria varietà del paesaggio italiano che, scrive Francesco Leone, “regalava set indimenticabili per la loro diversità ma anche per gli intrecci con la cultura classica”. Difficile separare l’attrazione per il paesaggio da quella per il ricordo dei tempi antichi, impossibile pensare all’Italia scindendo il territorio dalla traccia dell’uomo: prima dei padri costituenti, che hanno inserito questo connubio indissolubile nell’articolo 9 della Carta, lo avevano ben inteso i viaggiatori del Grand Tour. Descrivere il paesaggio italiano voleva dire, pertanto, dar conto dell’azione che l’essere umano, spesso costretto a difendersi da una natura avara in tante zone del nostro paese, ha dovuto intraprendere per adattarsi: simbolo della sezione è un quadro di Jakob Philipp Hackert che, seppur inserito tra dipinti appartenenti alla sezione successiva, ben comunica quest’idea, coi faraglioni di Aci Trezza che torreggiano sulla riva del mare e a cui rispondono gli edifici del borgo marinaro sulla costa. Un’intera sezione, che occupa da sola quasi una sala, è dedicata, si diceva, ai bagliori del Vesuvio: data la quantità di testimonianze, lettere e descrizioni di viaggiatori stranieri impressionati dall’attività del vulcano, i curatori hanno pensato di riservargli un capitolo a sé, con dipinti di grande, medio e piccolo formato, alcuni dei quali (come l’ Eruzione del Vesuvio alla luce della luna del francese Pierre-Jacques Volaire, specialista del genere) lasciano attoniti anche noi contemporanei, investendoci di quel senso del sublime che doveva animare quei viaggiatori che, in assenza d’ogni comodità e d’ogni mezzo di sicurezza, tentavano la scalata alla cima e si fermavano poi a contemplare lo spettacolo che si parava dinnanzi ai loro occhi meravigliati.

Quanto alle due sezioni successive, quelle dedicate ai viaggiatori e agli artisti (forse le meno interessanti per il grande pubblico), val la pena soffermarsi, più che sulle storie personali dei singoli personaggi che s’incontrano sulle pareti, su alcuni episodî (come lo splendido ritratto della famiglia Tolstoj di Giulio Carlini, che torna in Italia a cinque anni di distanza dalla mostra carrarese di cui s’è detto, nonostante sia lontanissimo nel tempo essendo opera del 1855, o come il singolare dipinto di Franz Ludwig Catel che, a Napoli, ritrae Karl Friedrich Schinkel alla finestra, simbolo per eccellenza del Sehnsucht e del sentimento romantico) e su alcuni acuti che i curatori hanno saputo inserire in queste sale per ravvivare una sezione che rischia di rimanere indigesta se non si nutre una forte passione per l’argomento, o per la ritrattistica settecentesca. Primo: la possibilità d’osservare la nascita d’un nuovo genere artistico, inventato dal grande Pompeo Batoni, pittore ben noto alla critica, tra i più grandi italiani del secolo XVIII, ma molto sottovalutato dal pubblico. Una riforma a pieno titolo esemplificata da tutti i suoi ritratti presenti in mostra, che raffigurano gentiluomini stranieri in piedi, spesso in compagnia del loro cane, vicino a monumenti antichi o statue: Batoni imponeva così, spiega Grandesso, “un modello sofisticato che incontra le aspettative di gusto e le ambizioni di autorappresentazione del rango più elevato dell’aristocrazia”. In pratica, Batoni riusciva a fondere un genere ritenuto troppo imitativo come il ritratto con suggestioni paragonabili a quelle della pittura di storia, creando souvenir d’altissimo livello e prodotti innovativi allo stesso tempo. Secondo: la nascita del neoclassicismo. Ci si trattiene a lungo dinnanzi a due dipinti del rivale di Batoni, il tedesco Anton Raphael Mengs, che al contrario del più anziano lucchese aveva voluto e saputo farsi interprete degl’ideali d’imperturbabilità e di compostezza di Johann Joachim Winckelmann, soggetto di uno dei due ritratti di Mengs in mostra (l’altro è invece Mengs stesso, in uno degli autoritratti più belli del tempo). Terzo: il femminile. Ci si lascia incantare dalla freschezza e dalla delicatezza dell’autoritratto di Louise-Élisabeth Vigée-Le Brun, autrice d’una pittura ricca e intensa che rivaleggiava con quella di Angelica Kauffmann, che invece è presente nella sezione successiva, dedicata alla “bellezza italiana”.

Per la prima volta si vede dunque in mostra l’Italia del tempo, l’Italia moderna, con la quale molti artisti inevitabilmente si trovavano a misurarsi. “Le attrazioni della vita moderna”, scrive Grandesso, “comprendono anche gli aspetti della vita sociale, ad esempio legati ai teatri, dunque alla musica e alle esibizioni delle celebri poetesse improvvisatrici, dall’altro alle feste popolari, il carnevale romano con la corsa dei cavalli berberi e i moccoletti, la girandola dei fuochi a Castel Sant’Angelo, l’ottobrata, il gioco della palla col bracciale e le corride al teatro Corea”. Protagonisti di questi dipinti sono personalità altolocate, come le belle Domenica Morghen e Maddalena Volpato dipinte come due muse nella campagna da Angelica Kauffmann, ma sono anche i popolani dei Primi passi dell’infanzia di Jacques-Henri Sablet, pittore francese particolarmente interessato a questi momenti di vita quotidiana trasfigurati in composte scene di genere, o i poveri ma dignitosissimi Pellegrini di Roma di Paul Delaroche, dipinto dove siamo catturati dal fiero orgoglio della madre al centro, sporca e stanca, e ovviamente sì idealizzata in modo quasi irreale, ma bellissima nel suo piglio severo. L’atto finale della mostra, prima di giungere alle due appendici, è una scena di vita siciliana catturata in Alle porte del monastero da Waldmüller, pittore austriaco alieno da qualunque volontà di denuncia sociale (molti viaggiatori, specialmente nelle opere scritte, non avevan potuto fare a meno di sottolineare lo stridore tra i fasti del passato e le miserevoli condizioni in cui molti versavano nel presente), e autore d’un dipinto efficacemente riassunto da Elena Lissoni come un quadro capace di catturare catturare “insieme all’incanto della natura mediterranea e dei monumenti antichi anche la bellezza del popolo siciliano, dei suoi costumi e di una vita all’aria aperta, che ancora conservava un ritmo primordiale e una religiosità semplice”.

Prima d’uscire dalle Gallerie d’Italia, ci s’aggira per le ultime due sezioni, che chiudono la mostra a guisa d’appendici, come detto. Una è dedicata a souvenir , oggetti d’arte e manifatture del lusso: grandi vasi di porfido, statuette in bronzo dorato, piani di tavolo di pietre dure, vaschette di marmo e anche un incredibile centrotavola (quello di Giovanni Volpato, con Trionfo di Bacco e Arianna, Apollo e le Muse che s’ammira nel salone centrale) erano alcuni degli oggetti che i grand tourists traevano con sé dalle loro peregrinazioni. Spicca, nel mezzo della sala della ritrattistica, anche un curioso tavolo a mosaico di Michelangelo Barberi, decorato a smalto con vedute di Roma: un lavoro di altissimo livello forse eseguito addirittura per il futuro zar Alessandro II, che ventenne compì il suo Grand Tour tra il 1838 e il 1839, e al 1839 risale l’opera. Attorno al salone centrale si dispone poi una serie di statue, antiche e moderne, che lasciano il visitatore con la suggestione che la passione per l’antico doveva infondere a chi non vedeva l’ora d’arrivare in Italia. Statue, come il Laooconte che aveva ispirato lo stesso Winckelmann e alcune delle sue pagine più celebri, che si ponevano come modello da celebrare e copiare: nasceva un nuovo gusto collezionistico ben rappresentato da uno dei capolavori di Canova, l’ Amorino alato eseguito per il principe russo Nikolaj Jusupov, innamorato di Roma e dell’arte classica, e in prestito dall’Ermitage di San Pietroburgo.

Rispetto ad altre occasioni espositive che in passato hanno ripercorso la storia del Grand Tour, la mostra delle Gallerie d’Italia si concentra, più che sull’aspetto storico e cronologico in sé (che comunque viene ben evidenziato laddove necessario, specialmente in avvio), sulle singole tappe del viaggio, sulle storie dei viaggiatori e degli artisti, sulle ragioni che muovevano i grand tourists , sulle sensazioni che il soggiorno in Italia suscitava sui loro animi. Sotto il profilo delle vicende storico-artistiche, l’aspetto forse più significativo della mostra è l’aver rimarcato che l’Italia fu centro di produzione artistica di livello europeo, dove si continuava a sperimentare e a innovare: nel percorso questa attitudine emerge dalle opere di Batoni, di Canaletto, di Piranesi, di Canova, oltre che dei tanti che li seguirono. L’obiettivo che i curatori si son prefissati, dichiarandolo nella premessa di catalogo, ovvero quello di smentire il pregiudizio secondo cui l’Italia, nella seconda metà del Settecento, non avrebbe prodotto un’arte all’altezza del suo passato, è dunque ben centrato, dimostrato dalle opere che testimoniano un vitalismo fecondo, e lo stesso Grand Tour, in questo panorama, offrì un contributo non secondario.

Chi vorrà, potrà infine leggere sottotraccia l’idea di Grand Tour come “specchio” che sta alla base di uno dei libri più celebri di Cesare De Seta, per quanto la rassegna di Palazzo Anguissola Antona Traversi si focalizzi più sul punto di vista dei viaggiatori che su quello degli abitanti. Un punto di vista ch’era stato comunque fondamentale per la formazione di quella coscienza di sé che l’Italia assumeva “nello specchio del Grand Tour”, scriveva De Seta. Una coscienza che s’è formata anche col contributo dei viaggiatori stranieri, “attraverso la loro diretta esperienza che ha il vantaggio di essere volta a larghe parti della penisola, così come si evince dalle fonti letterarie, dai diari di viaggio, dalle guide pratiche, fino alle ponderose opere erudite sulla storia d’Italia”. I paesaggi, le città con le loro piazze e i loro palazzi, i monumenti antichi e moderni, le rovine del passato sono gli elementi che compongono quello specchio in cui si rifletteva il viaggiatore, “e questi a sua volta nelle sue letture e interpretazioni riflette la cangiante immagine del paese”. E il Grand Tour assume così la dimensione di momento fondamentale della storia nazionale.

Federico Giannini

L'autore di questo articolo: Federico Giannini

Giornalista d'arte, nato a Massa nel 1986, laureato a Pisa nel 2010. Ho fondato Finestre sull'Arte con Ilaria Baratta. Oltre che su queste pagine, scrivo su Art e Dossier e su Left .

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Sulle tracce del Grand Tour

Pittori e letterati dell'epoca del Grand Tour in viaggio in Italia, facevano immancabilmente tappa ai Castelli Romani e ad Ariccia in particolare.

L’elegante piazza dell’antico borgo di Ariccia è stata disegnata dal Bernini ed ospita la Chiesa dell’Assunta  e  Palazzo Chigi . Quest’ultimo è visitabile, insieme al vasto parco, ed è arricchito da mobilio, decorazioni, pareti rivestite di cuoio, una biblioteca ed una collezione di dipinti e sculture del XVII e XVIII secolo. Gli interni sono stati scelti per girare diverse scene del film “Il Gattopardo” (1963) di Luchino Visconti con Burt Lancaster, Claudia Cardinale e Alain Delon: la celebre scena del gran ballo, ad esempio, fu girata proprio nel meraviglioso salone di Palazzo Chigi. A pochi passi dalla piazza principale si può visitare la Locanda Martorelli   che ospitava gli artisti del tempo del Grand Tour in viaggio. Da non perdere il ciclo di pitture murali che illustrano la storia mitologica del paese.

Scarica qui l’e-book curato da Virginia Volterra e altri e scopri la proposta di un mini-grand tour.

Indirizzo: Piazza di Corte 4, Ariccia

Per info e prenotazioni visite  Archeoclub d’Italia sede Comprensoriale Aricino-Nemorense.

  • [email protected]
  • Tel: +39 388 3636502 – 340 5567738
  • Facebook: Archeoclub Aricino-Nemorense

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Le tappe e gli aneddoti del viaggio in Sicilia di Goethe

Uno dei viaggiatori più conosciuti dell’epoca del Grand Tour è il tedesco Johann Wolfgang von Goethe che durante il suo lungo viaggio in Italia fece tappa per più di 40 giorni anche in Sicilia visitando diversi luoghi tra bellezze naturali, testimonianze archeologiche dell’era classica e le città siciliane più influenti.

Goethe era uno scrittore, poeta e drammaturgo tedesco che come tanti altri studiosi e aristocratici a partire dal ‘600 andarono alla scoperta della storia, del patrimonio culturale e naturalistico dell’Italia attraverso il cosiddetto Grand Tour (origini e significato).

Durante tutto il viaggio Goethe arricchì le pagine del suo diario che però non conteneva solo la descrizione delle meraviglie incontrate lungo le varie tappe. Infatti, tra le pagine ci sono anche tanti commenti sulle strutture in cui alloggiava (come un novello utente di TripAdvisor), sulle pietanze consumate e sugli incontri con le persone dei luoghi che sono ricchi di aneddoti curiosi. Non mancano critiche sullo stato di alcuni luoghi e osservazione varie.

Goethe e il suo viaggio in Italia

Il tedesco per il suo Grand Tour in Italia partì dalla cittadina termale di Karlsbad (in Repubblica Ceca) verso il Brennero il 3 settembre 1786, sotto un falso nome con un passaporto che riportava il nome di tale Philipp Moller per viaggiare nell’anonimato ed evitare ogni tipo di rogne.

Dal Brennero iniziò a visitare le città del nord-est (Venezia, Verona e Padova) proseguendo con diverse fermate in giro per l’ Italia centrale verso Bologna, Firenze, Spoleto fino ad arrivare a Roma in cui si fermò la prima volta per quasi 4 mesi. Dopo la visita di Napoli e Caserta decise di andare in Sicilia accompagnato dal pittore e designatore tedesco Christoph Heinrich Kniep.

Il viaggio in Italia di Goethe, dopo gli oltre 40 giorni in Sicilia, proseguì con delle nuove tappe a Napoli e Roma. In totale il viaggio iniziato il 3 settembre del 1786 proseguì con un nuovo ultimo soggiorno a Roma fino al 18 giugno del 1788. Durante questa seconda sosta a Roma lo scrittore tedesco si dedicò ai suoi scritti.

Da questa avventura Goethe diede alla stampa nel 1816 il libro Viaggio in Italia (in tedesco Italienische Reise), diviso in due volumi, che racconta questo lungo viaggio. Lo stesso Goethe sui motivi che lo hanno spinto ad effettuare questa avventura dichiarava “lo scopo di questo mio magnifico viaggio non è quello d’illudermi, bensì di conoscere me stesso nel rapporto con gli oggetti.”

Nei due volumi una parte è dedicata al viaggio in Sicilia , una terra che colpì l’animo di Goethe che lascio varie dediche d’amore che ora sono tra gli aforismi più usati quando si parla della Sicilia.

«La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l’unità armonica del cielo col mare e del mare con la terra…chi li ha visti una sola volta, li possederà per tutta la vita».

Il viaggio in Sicilia di Goethe: le tappe e i luoghi visitati

Goethe arrivò in Sicilia partendo da Napoli con una nave che dopo alcuni giorni di viaggio lungo il Mar Tirreno arrivò a Palermo il 2 aprile 1787.

Il tedesco affrontò il viaggio in Sicilia con l’amico Kniep , un disegnatore che nelle diverse tappe sull’isola lo aiutò con diversi schizzi che raccontavano le bellezze incontrate nelle varie località. Lo stesso Goethe , in un passo del saggio, ringrazia la provvidenza per aver mandato Kniep ad accompagnarlo nel suo viaggio in Sicilia.

Il viaggio nell’isola iniziò il 2 aprile del 1787 con l’arrivo a Palermo e si concluse il 15 maggio con l’ultima tappa a Messina . Nel viaggio Goethè toccò circa 15 tappe tra i luoghi più rappresentativi dell’epoca sotto il punto di vista della natura , del patrimonio culturale e della storia della Sicilia.

A Palermo rimase impressionato dal Monte Pellegrino che definì “il più bel promontorio del mondo” , passeggiò lungo il caratteristico centro storico della città tra le stradine e i palazzi dell’antica via del Càssaro , andò sulle tracce del Genio di Palermo e di Santa Rosalia e rimase impressionato dal cielo sopra la città.

Da Palermo si spostò a Bagheria per visitare Villa Palagonia con le sue sculture di figure mostruose. Il giorno dopo visitò Monreale , ma stranamente invece di visitare il Duomo si fermò a visitare il monastero di S. Martino (anche a Palermo saltò la visita al palazzo Reale e alla Cappella Palatina).

Il viaggio di Goethe in Sicilia proseguì verso Alcamo per visitare la vicina Segesta con il Tempio, poi continuò verso Castelvetrano con le rovine e i paesaggi di Selinunte . Il tour proseguì tra le campagne di Sciacca fino ad arrivare ad Agrigento con la visita del centro storico di Girgenti e le meraviglie dell’antica Akragas della Valle dei Templi , in cui rimase impressionato da certi panorami primaverili “mai in tutta la vita ci fu dato godere una così splendida visione di primavera come quella di stamattina al levar del sole…”

Dopo Agrigento Goethe si diresse verso Caltanissetta tra campi di grano e valli calcaree per poi fare arrivo a Castrogiovanni (l’odierna Enna) tra i campi in cui scorre il fiume Salso e l’alto monte che ospita il centro cittadino. Da Enna si continuò verso Catania con la visione del centro storico barocco , la visita sull’ Etna e dei faraglioni di Aci Trezza .

Tra le ultime tappe del viaggio in Sicilia c’è la città di Taormina di cui Goethe rimase ammaliato dal panorama dell’Etna e della costa jonica fino a Siracusa ammirato dal Teatro Antico di Taormina che definì “il più grande capolavoro dell’arte e della natura”.

A proposito di Siracusa era una delle tappe previste ma per motivi di trasferimenti e di nuove esigenze non venne visitata. Prima della ripartenza verso Napoli il viaggiatore tedesco si fermò a Messina visitando la città distrutta da uno dei tanti violenti terremoti.

Questo saggio sin dall’epoca ha influenzato tanti viaggiatori e ancora oggi rappresenta uno dei motivi per cui tanti tedeschi ogni anno decidono di visitare l’ Italia e la Sicilia.

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Il Grand Tour del Lago Maggiore: 11 tappe di storia e natura

Presentato il GTLM per il 150° anniversario del CAI Sezione Verbano Intra

Nicole Pastore

In occasione del 150° anniversario della fondazione della Sezione Verbano Intra del Club Alpino Italiano (CAI), è stato presentato il "Grand Tour del Lago Maggiore ®" (GTLM), un trekking di 11 tappe che si snoda lungo 220 km, con un dislivello positivo complessivo di circa 8200 metri.

Questo percorso è un vero viaggio alla scoperta della natura, della storia e delle tradizioni del territorio circostante il Lago Maggiore: il GTLM collega antiche vie storiche, cammini e sentieri preesistenti, attraversando piccoli borghi e le principali cittadine, coinvolgendo le sezioni CAI del Lago Maggiore e il Club Alpino Svizzero (CAS).

Il logo del Grand Tour simboleggia l'unione di quattro province – tre italiane (Vco, Novara, Varese) e una svizzera (Canton Ticino) – rappresentate dai vertici di quattro triangoli che convergono sull'immagine stilizzata del lago. Questo trekking tocca due regioni, Piemonte e Lombardia, offrendo un'esperienza immersiva in un territorio prealpino unico nel suo genere.

Il percorso del GTLM è stato progettato per essere flessibile: può essere completato consecutivamente o in tappe separate. Ogni tappa inizia e finisce in località servite da mezzi pubblici, facilitando il ritorno alla base senza dover dipendere dall'automobile. Ecco una panoramica delle tappe principali:

  • Intra - Stresa: 24,4 km, 630 m di dislivello positivo
  • Stresa - Meina: 14,0 km, 470 m di dislivello positivo
  • Meina - Sesto Calende: 20,8 km, 420 m di dislivello positivo
  • Sesto Calende - Ispra: 21,1 km, 400 m di dislivello positivo
  • Ispra - Laveno: 21,3 km, 600 m di dislivello positivo
  • Laveno - Porto Valtravaglia: 13,6 km, 1.330 m di dislivello positivo
  • Porto Valtravaglia - Luino - Maccagno: 19,9 km, 870 m di dislivello positivo
  • Maccagno - Pino - Zenna - Vira Gambarogno (CH): 21,9 km, 1.330 m di dislivello positivo
  • Vira Gambarogno (CH) - Ascona (CH): 23,3 km, 140 m di dislivello positivo
  • Ascona (CH) - Cannobio: 18,6 km, 920 m di dislivello positivo
  • Cannobio - Intra: 23,6 km, 1.090 m di dislivello positivo

Per ulteriori informazioni consultare: https://www.caiverbano.it/il-grand-tour-del-lago-maggiore.html

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IL GRAND TOUR

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Accompagnati  solitamente da un tutor per i giovani ragazzi  inoltre il Gran Tour era anche   l’occasione  per conoscere il mondo esterno , partecipare a sfarzose feste , mescolarsi alla gente comune e commissionare in piena autonomia , in giro per i luoghi turistici  ritratti , cimeli o acquisti di  alcune opere d’arte secondo i loro mezzi e  possibilità economica .

Gli spostamenti avvenivano sempre lungo un percorso ben definito dai precedenti viaggiatori: non era consigliabile infatti uscire da questi tragitti, per via dell’alto rischio di brigantaggio. In mancanza di una vera rete di alberghi o strutture turistiche, i viaggiatori tendevano a sostare in locande o case private, segnalate spesso da amici o conoscenti che avevano fatto quell’esperienza prima di loro. Nei diari e nelle note dei viaggiatori si trovano infatti diversi riferimenti alla qualità dell’alloggio in cui hanno pernottato o alla cortesia dei padroni di casa. È proprio dal Grand Tour, del resto, che deriva il termine “turismo” per come lo intendiamo: un modo di viaggiare fine a sé stesso, caratterizzato dal desiderio dei viaggiatori di conoscere cose nuove e scambiarsi opinioni sulla loro esperienza.

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L’Italia  ricca com’era di reperti archeologici, antichi monumenti,  preziose biblioteche , e meravigliosi paesaggi  era un incredibile museo all’aperto a disposizione del viaggiatore   e la Campania in particolare rappresentava  un patrimonio inestimabile di monumenti, raccolte d’arte e paesaggi invidiati e osannati da illustri personaggi come Montesquieu, Goethe, Lamartine, Stendhal e Charles Dickens . Il Gran Tour in questo senso divenne quindi molto presto  con il tempo  non solo un viaggio per rampolli di nobili famiglie aristocratiche ma incominciò ad essere  un grande momento di cultura anche per affermati, noti scrittori e grandi artisti  che  arrivavano nel nostro Bel Paese per arricchire le proprie conoscenze.Tutto l’insieme delle esperienze e delle conoscenze acquisite durante il  tour  formavano in maniera indelebile il carattere dei viaggiatori, ed era considerato così importante da far dire al poeta e letterato settecentesco Samuel Johnson: «Colui che non ha viaggiato in Italia soffrirà sempre di un senso di inferiorità perché non avrà visto ciò che ogni uomo dovrebbe vedere»

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Nel tardo Settecento, in concomitanza col crescente interesse per l’antico e per la natura nei suoi aspetti sublimi, proprio in conseguenza del gran tour e dei meravigliosi racconti che ad esso seguivano si afferma in Europa la tendenza da parte di molti aristocratici committenti  di affidare ad alcuni  artisti il ruolo  di reporter:  cioè documentare in pittura quanto più fedelmente possibile fedelmente monumenti e paesaggi incontrati lungo l’itinerarioI committenti sono in prevalenza aristocratici o intellettuali in viaggio sulle rotte del Grand Tour, che desiderano ottenere fedeli riproduzioni delle tappe del proprio itinerario. Gli  artisti sono raramente pittori di corte, più spesso viaggiano per scelta e interesse personale oppure perché chiamati al seguito dei “granturisti”. Il pittore partecipa a queste spedizioni in qualità di reporter, riempiendo il proprio taccuino – strumento essenziale visibile in molti ritratti di artisti – con disegni realizzati sul luogo e rielaborati più tardi in studio o, al limite, nella locanda in cui si fa tappa. Da tale rielaborazione, che deve filtrare l’immediatezza della “presa diretta” ma non deve modificare con interventi arbitrari la trascrizione iniziale, l’artista ricava dipinti, acquerelli e incisioni. La medesima prassi viene seguita da quei pittori che viaggiano per conto proprio contando sulla possibilità di vendere a occasionali clienti, sempre viaggiatori, le proprie opere . Un esempio di resoconto pittorico spetta ad Antonio Joli, che nel 1759 realizza a Napoli tre vedute di Paestum.Pur eseguite in studio, le vedute sembrano basate su schizzi dal vero dei templi recentemente riscoperti.

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Per finire è con molto piacere che tengo a trascrivervi parte di quello  che Robert Adam , figlio del  famoso architetto William , annotò durante la sua visita a Napoli e dintorni  che secondo molti determinò gli sviluppi futuri del gusto inglese:

……  La mia meraviglia aumentò all’íngresso in città la quale credo sia superiore in numero di abítanti a Parigi e Londra. Le strade sono un continuo mercato, piene di folla. Le carrozze possono a stento passare. Un tipo di animale più gioviale ed allegro abita da queste parti, un tipo di persona più industriosa rispetto ad altri Italiani; questi lavorano fino a sera, poi prendono la chitarra e il liuto, che suonano bene, e gironzolano per la città, in riva al mare a godersi il fresco. Si vedono i loro bambini che saltano nudi e quelli più grandi ballano con le castagnette mentre gli altri suonano il címbalo. Dalle mappe potrete rendervi conto della posizione di Napoli. Si trova sul golfo più bello del mondo ed uno dei mari più tranquilli. Ha molte bellezze oltre quelle della natura. Abbiamo trascorso due giorni in luoghi straordinari intorno alla città, come il golfo di Baia con i suoi resti antichi, il lago di Averno e la Solfatara, l’antro di Caronte ecc. Siamo stati nella cava della Sibilla e molte altre strane cave nel terreno, ma il buco più strano che io abbia mai visto è quello che ho visitato oggi in un posto chiamato Portici (Ercolano) dove Sua Altezza di Sicilia ha una residenza di campagna. Circa un anno fa, mentre stavano effettuando degli scavi, vennero scoperti alcuni resti di edifici, circa trenta piedi sotto il livello stradale. Stanno ancora scavando e hanno fatto un percorso lungo oltre un míglio” .

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“Con grande piacere e stupore abbiamo visto molte cose strane che sono state scavate, come statue, busti, affreschi, libri, frutti ed ogni sorta di strumento, dal materasso agli attrezzi chirurgici. Abbiamo attraversato un anfiteatro alla luce delle torce e seguito le fondamenta dei palazzi, i portici e le porte, le divisioni dei muri ed i pavimenti a mosaico. Abbiamo visto vasi e pavimenti di marmo appena scavati, e ci sono stati mostrati alcuni piedi di tavoli di marmo scavati appena il giomo prima. Nel suo insieme la città sotterranea, una volta piena di templi, colonne, palazzi ed altri ornamenti di buon gusto, è come una miniera in cui lavorano schiavi che riempiono stanze e procedono negii scavi andando avanti alla scoperta di altri resti. Ben presto mi sono reso conto che quanto si diceva, e cioè che la città fosse stata inghiottita da un terremoto, fosse una cosa falsa, era stato qualcosa ancora di peggio di un terremoto. Era stata sommersa da un flusso di pietra liquida dal monte Vesuvio durante l’eruzíone, è chiamata lava e quando si raffreddò è diventata dura come il basalto. Si può vedere uno strato spesso dai 50 ai 60 piedi in diversi posti, che era venuta giù così violentemente da travolgere tutte le case e ogni altra cosa che incontrava. Penetrava nelle case attraverso le porte e le finestre come si può vedere dall’anfiteatro di cui ho detto innanzi, del quale, la maggior parte degli ingressi, erano stati come artificialmente riempítí di solida roccia. Temo che non sapranno cosa farsene dei libri che hanno trovato. Sono così neri e distrutti che appena li toccano diventeranno cenere. Un prete ha inventato una macchina che separa i fogli uno ad uno e ne ha ricavato alcune pagine di un trattato scritto in greco, da un certo Bione, in difesa della filosofia epicurea ed un altro trattato contro la musica di un autore sconosciuto. Gli altri rotoli di libri non sono ancora riusciti a dispiegarli e temo che non ci riusciranno mai”.

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Il Grand Tour in Italia rivive in una grande mostra

C'è tempo fino al 27 marzo per immergersi nelle atmosfere del Grand Tour, il viaggio per antonomasia che, tra Seicento e Ottocento, artisti, letterati e intellettuali intraprendevano alla volta del Belpaese. La mostra in corso alle Gallerie d'Italia di Milano riunisce una serie di capolavori nel solco di questa straordinaria esperienza.

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Tra i borghi della Valle Isarco

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Una passeggiata a Chiusa

Chi ama le vacanze itineranti , in Valle Isarco, può vedere luoghi molto diversi senza fare troppi chilometri. A partire da Chiusa che, con le facciate merlate dei palazzi, i bovindo e gli antichi stemmi delle locande, è entrato nell’esclusiva cerchia dei borghi più belli d’Italia (klausen.it). Del resto ha da sempre affascinato poeti e artisti: nel 1494 Dürer fece tappa qui durante il suo grand tour e lo ritrasse nell’opera La grande fortuna. L’amore per l’arte resta vivo nelle sale del museo civico e per le strade del centro che ospitano la mostra diffusa L’arte a regola d’arte con opere di Fortunato Depero e Adriano Eccel (fino al 17 agosto, suedtirol.info). A poca distanza l’altopiano di Villandro offre ai più sportivi percorsi segnalati che si srotolano tra pascoli, laghi e baite vista Sciliar, Odle e Sella. Mentre da Barbiano, soprannominato “il paese dalla torre pendente” parte un percorso che porta a Bagni Tre Chiese, un pugno di edifici centenari con tre cappelle gotiche collegate tra loro.

La piscina dell'Hotel Gnollhof a Chiusa

Un buon punto di partenza per un tour è l’Hotel Gnollhof a Chiusa, oasi di pace al limitare del bosco di Gudon. La Spa ha una piscina panoramica a sfioro e propone massaggi con erbe alpine (da 120 euro a testa con colazione, buffet a mezzogiorno, cena e Spa, gnollhof.it). 

Il consiglio in più Chi fa base a Vipiteno può scegliere l’Hotel Engels Park Cuore felice. L’albergo diffuso, circondato da un parco, propone la “life-changing cuisine”: rafforza il sistema immunitario senza privazioni (da 111 la doppia, engelspark.it). 

Questa è la bella Toscana ma con qualcosa in più perché i paesi dell’ entroterra a sud di Cecina conservano ancora un ritmo a misura d’uomo anche nei mesi estivi  (visittuscany.com). Per scoprirla lentamente basta inforcare la bici e seguire la Bolgherese, che passa accanto alle vigne dei grandi vini, ai campi di olivi e ai casali di pietra.

I cipressi di Bolgheri

Partendo da Donoratico, dopo 12 km la strada sbuca sul viale dei cipressi alti e schietti di Carducci che portano dritti a Bolgheri. Alla meta lo splendido borgo è anticipato dalla chiesa medioevale dei santi Giacomo e Cristoforo. I più esperti, o chi ha noleggiato una bike elettrica, proseguono sulla bolgherese verso Bibbona o puntano a Castagneto Carducci, seguendo un anello che da Sassetta porta a Monteverdi Marittimo e si tuffa nella val di Cecina. La ricompensa è un pomeriggio tra le vasche esterne delle Terme di Sassetta , un comune di 400 abitanti incastonato nella Val di Cornia (termedisassetta.it) o una passeggiata nel giardino emozionale con aiuole fiorite, orti ornamentali e sentieri labirintici del podere La Gualda Vecchia dove si può dormire (da 95 euro, soggiorno minimo 2 notti, lagualdavecchia.it).

Il consiglio in più Tappeti persiani sull’erba, buona musica e buoni vini: è la formula del Bolgheri Green, un locale tra le vigne della Bolgherese (poderearduino.com).

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val di Mello

La chiamano piccola Yosemite perché, con i suoi percorsi lungo il fiume, le alte pareti da scalare, i piccoli laghi e le cime sullo sfondo, la Val di Mello ricorda per bellezza il famoso parco carliforniano. È il posto giusto per una piacevole passeggiata in tranquillità e con la famiglia. Il percorso trekking inizia sulla pista ciclo-pedonale che costeggia il torrente Masino e, passando accanto al sasso di Remenno che è il monolite più grande d’Europa, arriva a San Martino. La strada prosegue in direzione Ca’ Panscer fino al laghetto del Qualido e poi al più conosciuto e suggestivo Bidet della Contessa, fino ad arrivare a Cascina Piana. Poi si entra nel bosco passando per il torrente Torrone e per la cascata della Chiusa. Costeggiando il margine inferiore delle Placche dell’Oasi, si prosegue fino a che si intravedono gli alpeggi dell’Alpe Pioda. I punti panoramici non mancano, verso il fondo si vede la cresta del Monte Disgrazia, la più alta della Val Masino (in-lombardia.it).

Monte Disgrazia

Il consiglio in più I prati migliori per fare un picnic si trovano verso il fondo della valle. Lungo il percorso ci si può divertire a scalare i massi erratici lasciati dal ritiro dei ghiacciai. Proprio in Val Masino, negli anni Settanta, è nato il bouldering , l’arrampicata sui massi, che richiama qui scalatori da tutto il mondo. Le pareti hanno nomi sfidanti, come Precipizio degli Asteroidi, Scoglio delle Metamorfosi, L’alba del Nirvana.

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La meraviglia della Costa Smeralda senza la frenesia (sì, anche qui è possibile!) della Costa Smeralda. Dove? A Golfo Aranci , un borgo colorato dalle case dei pescatori che si estende su una lingua di terra affacciata sul golfo di Olbia. Le sue origini risalgono alla civiltà nuragica e, per questo, oltre a spiagge infinite a due passi dal centro e acque turchesi, il paese offre ai visitatori la possibilità di ammirare reperti archeologici come il pozzo sacro di Milis, una camera circolare sotterranea alta 10 metri che può essere raggiunta grazie a quaranta scalini.

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I dolcetti in pasta di mandorle, tipici della Sardegna

Chi ama l’arte e la storia, sul lungomare potrà vedere la mostra a cielo aperto della fotografa tedesca Marianne Sin-Pfältzer. Le gigantografie delle immagini, scattate qui negli anni Cinquanta, ripercorrono la storia del borgo e dei suoi abitanti. Per conoscere da vicino la cultura di questi luoghi si può prenotare una delle sette camere e suite del boutique hotel Albero Capovolto , immerso nel silenzio della campagna gallurese.

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Il boutique hotel Albero Capovolto

La sua biblioteca è stata realizzata in collaborazione con la Ilisso Edizioni, specializzata nel documentare questo angolo di Sardegna, e custodisce volumi preziosi da leggere all’ombra degli ulivi o nelle stanze arredate con tessuti e oggetti da collezione dell’artigianato tipico. Le antiche ceste per la raccolta delle uova, per esempio, oggi contengono il pane con farine di grani sardi per la colazione (b&b da 194 euro, alberocapovolto.com).

Il consiglio in più Per raggiungere Olbia l’auto può rimanere in garage con il biglietto “treno+nave” frutto della collaborazione tra Grimaldi Lines (grimaldi-lines.com) e Trenitalia (trenitalia.com).

Weekend nella Rimini che non ti aspetti

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In Sicilia nella Val di Noto c’è una strada del vino immersa nella natura, a poca distanza dal mare, che passa dalle città del barocco e dalle cantine migliori della zona. L’associazione Strada del Vino ha lanciato un programma di escursioni tra vigneti, luoghi d’arte e siti archeologici. Un tour on the road può partire da Noto dove visitare la Cattedrale, Palazzo Nicolaci, il teatro Tina di Lorenzo (una Scala in miniatura) e poi scendere a Marzamemi, il borgo marinaro affacciato sui due mari, Mediterraneo e Ionio, set perfetto per i film. Qui Gabriele Salvatores ha girato Sud e Giuseppe Tornatore L’uomo delle stelle .

Noto vacanze Sicilia

Nell’entroterra, si visitano le migliori cantine della zona con i filari di vigna e gli antichi palmenti (le vasche per la fermentazione del mosto). Ramaddini, in contrada Lettiera, è la culla di vitigni autoctoni come il Nero d’Avola, il Moscato, il Grillo e il Catarratto (ramaddini.com), Planeta Buonivini ha una “cantina invisibile” per minimizzare l’impatto ambientale (planeta.it), Barone Sergio narra la coltivazione della Lucignola, un vitigno “reliquia” perso e recuperato (baronesergio.it). I tour raccontano come da questa terra, dove si facevano solo vini da taglio, oggi si producono grandi rossi (tel. 0931969863).

Noto strada del vino viaggi

Il consiglio in più Lo chef Marco Baglieri ha portato la prima stella Michelin alla città di Noto. Al ristorante Crocifisso due piatti dai menu degustazione e un dessert costano 80 euro (ristorantecrocifisso.it).

Sicilia: da Capo Milazzo al parco dei Nebrodi

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Con le bici alla scoperta dell’Alto Adige

I fan del tennis e di Jannik Sinner faranno bene a prenotare qualche giorno in Alto Adige , in Val Pusteria e tenersi pronti perché non è raro vedere il vincitore degli Australian Open passeggiare per le vie di San Candido, dove è nato, e di Sesto, dove vivono i genitori. La valle, del resto, è il luogo ideale dove fare sport tra passeggiate in montagna ed escursioni a cavallo.

Val Pusteria

La piacevole pista ciclabile della Drava da San Candido arriva a Lienz passando il confine con l’Austria. La partenza si trova 500 metri più in alto della meta e i 44 km lungo il fiume hanno bei tratti in discesa tra i boschi adatti anche ai bambini (si torna con un treno che ha vagoni per le due ruote). Gli ospiti di Atto Suites & Cuisine, nel centro storico di San Candido, hanno a disposizione mountain bike gratuite o e-bike con un piccolo supplemento.

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L’aparthotel è autosufficiente in termini energetici e occupa gli spazi di un ex panificio-pasticceria di cui ha mantenuto la storica facciata in porfido rosso. Le 4 suite e la penthouse guardano tutte il massiccio del Rondoi-Baranci e la sera il ristorante serve piatti farm-to-table (da 180 euro a notte per 2 persone con colazione, attosuites.com). Tra la Val Pusteria e la val di Marebbe, a Plan de Corones c’è una novità: è stata appena inaugurata la Via Artis, un sentiero circolare di 6 km a 2.275 metri di altezza che porta ad ammirare sei sculture realizzate da artisti locali con il legno danneggiato dalla tempesta Vaia (kronplatz.com).

Il consiglio in più Tutti i lunedì alle 13 si può partecipare a una passeggiata che arriva alle sorgenti della Drava passando per il museo storico Bunker di Dobbiaco (fino al 7 ottobre, 16 euro, suedtirol.info).

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Lungo la Val San Nicolò

Le cime delle Dolomiti si mettono tutte in fila davanti agli occhi di chi raggiunge il passo San Nicolò in Val di Fassa. Il gruppo della Marmolada, il Catinaccio e il monte Sella regalano una vista da contemplare con tranquillità, magari davanti a un buon piatto di polenta al rifugio che la famiglia Planchensteiner ha aperto qui, a 2.340 metri di altezza, su un prato dove non è difficile avvistare marmotte e caprioli. Per raggiungerlo, lasciata l’auto in zona Soldanella Vidor a Pozza di Fassa, si cammina verso la valle, che alterna ampi spazi verdi con piccole baite di montagna, ghiaioni e distese di larici.

Val di Fassa

La salita sul sentiero 608 entra nel bosco e sbuca, sopra le nuvole, su una via pietrosa che sembra finire nel nulla. Basta allungare il passo per scavallare e trovarsi di fronte lo spettacolo delle cime. Dall’altro lato un sentiero scende fino al centro di Alba di Canazei e uno prosegue per il rifugio Contrin, nel cuore del massiccio della Marmolada. Qualsiasi strada si scelga, il filo rosso è la natura immersa in un magnifico silenzio, rotto solo dal rumore dei passi. 

Il consiglio in più Ogni martedì d’estate sulla funivia da Alba di Canazei a Col dei Rossi un esperto Cai-Sat indica le cime dolomitiche e dà consigli sulle escursioni (incluso nel prezzo degli impianti, il Panorama Pass per la risalita è su fassa.com). Dal 28 giugno al 22 agosto, la rassegna Canazei Campo Base offre incontri con scrittori e alpinisti come Erri De Luca, Nives Meroi e Tamara Lunger (visittrentino.info).

Una distesa di ulivi che percorre il cuore dell’Umbria e unisce borghi di incredibile bellezza. È la fascia olivata lunga 90 km che da Spoleto raggiunge Assisi in un susseguirsi di tesori dell’arte e della cultura (sentierinellafasciaolivata.it). Chiese e abbazie, castelli e ville, luoghi francescani ed eremi monastici si srotolano davanti agli occhi di chi percorre queste vie meno conosciute.

eremo di San Francesco

L’ultimo tratto parte dal borgo di Spello , un pugno di case di pietra sulle pendici occidentali del Monte Subasio incorniciato da morbide colline. In centro, la chiesa di Santa Maria Maggiore custodisce la cappella Baglioni, affrescata da Pinturicchio nel Cinquecento. Il capolavoro colpisce per i colori e la moltitudine di dettagli: a sinistra l’Annunciazione, in fondo l’Adorazione dei pastori, a destra la Disputa di Gesù con i dottori. Una volta fuori, dalla porta Montanara parte il sentiero Seraphico che ripercorre le vie calpestate da San Francesco. Il primo tratto pianeggiante costeggia il monte Subasio, raggiunge l’Eremo delle Carceri e scende ad Assisi. La meta è l’opera di land art Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto, un uliveto disposto a tre cerchi che ricorda il simbolo dell’infinito.

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Il rientro a Spello è in bus, magari per dormire in una casa di pietra con vista sulla campagna umbra. Gli appartamenti di Buonanotte Barbanera hanno opere d’arte che arrivano dal mondo e giardini privati (da 190 euro a notte, buonanottebarbanera.it).

Relax al Buonanotte Barbanera

Il consiglio in più Chi ama l’arte questa estate può vedere la mostra Klimt Le tre età alla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia (fino al 15 settembre) e la temporanea Burri: Tempere 1947-1990 agli ex Seccatoi del Tabacco di Città di Castello (umbriatourism.it).

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Tour de France, aspettando la “Grand Départ” dall’Italia e dal Piemonte

Il trofeo è già arrivato al grattacielo della regione dove tutti potranno vederlo fino al 27 giugno. il 1° luglio si corre da piacenza a torino, il 2 luglio da pinerolo a valloire.

Tour de France, aspettando la “Grand Départ” dall’Italia e dal Piemonte

Il primo ad arrivare è stato il trofeo. Già esposto nell'atrio del Grattacielo della Regione fino al 27 giugno. Poi in Piemonte arriverà tutta la carovana gialla. La nostra regione è stata infatti inclusa nella   “Grand Départ” dall’Italia della corsa francese. Due le tappe: la Piacenza-Torino del 1° luglio, e la Pinerolo-Valloire del 2 luglio.

Un momento storico

“È un momento storico: storico che il Tour parta dall’Italia, storico che abbini Firenze, Bologna e Torino, ed è storico che la Piacenza-Torino sia la tappa più lunga, a testimonianza di come abbiamo lavorato per ottenere il massimo ritorno in termini promozionali per la nostra terra - ha evidenziato il presidente della Regione Alberto Cirio - Coglieremo l’opportunità fornita dal Tour, che è l’evento più seguito al mondo dopo Olimpiadi e Mondiali di calcio, continuando una campagna promozionale iniziata al momento della presentazione ufficiale a Parigi con l’omaggio ai giornalisti di prodotti piemontesi. Se il turismo funziona bene, costituisce il 10% del prodotto interno lordo e continua a crescere anno dopo anno è perché organizziamo eventi che fanno pubblicità al Piemonte”.

“ L’arrivo della terza tappa del Tour da Piacenza sarà una grandissima occasione di visibilità per Torino e il Piemonte, una fantastica festa di sport che coinvolgerà tutta la città - ha dichiarato il sindaco di Torino Stefano Lo Russo - Quest’anno poi il legame tra Torino e il mondo del ciclismo è particolarmente stretto: dopo aver ospitato la partenza di Giro d'Italia il 4 maggio, ci prepariamo ad accogliere il 1° luglio il Tour, uno dei più grandi eventi sportivi del mondo. Tutto questo è frutto di un gran lavoro organizzativo e di pianificazione, di concerto con la Regione, che sta portando risultati importanti nell’attrarre grandi eventi sportivi internazionali sul territorio. Un percorso virtuoso avviato in questi anni, che ha prodotto risultati positivi e sul quale intendiamo proseguire”.

Il Presidente della Regione Alberto Cirio e il sindaco Stefano Lo Russo con la maglia gialla

Gli eventi collaterali

Fittissimo il calendario di eventi collaterali organizzati in occasione della manifestazione. 

Eccone alcuni:

• il 15 giugno a Vinovo dalle 15 Giovani in Festa ed a Perosa Argentina dalle 14.30 “Alla scoperta delle antiche vie” e poi cena e notte in giallo • il 16 giugno a Torino alle 9.45 “Pedalata lungo la Dora sulle tracce della storia industriale della • Circoscrizione 5”, a Treiso alle 16 Pedalata in giallo • il 17 giugno a Torino alle 17,30 Pagine in volata • il 20 giugno a Sommariva Perno dalle 21“Note di Santi e Peccatori” • il 21 giugno a Piobesi Torinese dalle 15,30 “Aspettando il Tour: cultura, musica, sorrisi e voci in giallo” con sfilata di moda al Castello, ed a Guarene alle 19,30 “Racca in festa, aspettando il Tour” • il 22 giugno a Guarene alle 9 Pedalè, a Piobesi d’Alba dalle 10 “Aspettando il Tour: cultura, musica, sorrisi e voci in giallo”, a Torino alle 16 inizia la rassegna “Cinema in sella: film attorno alla bicicletta”, a Corneliano d’Alba alle 19 Festival delle bande musicali in Tour • il 23 giugno a Carmagnola alle 9 pedalata ecologica, a Carignano alle 9.30 “Pedalando in giallo”, a Torino alle 16, 18 e 20,30 continua “Cinema in sella: film attorno alla bicicletta”, a Barbaresco alle 18 Party in giallo sotto la Torre, a Sommariva Perno alle 21 “Una piccolissima serenata” • il 24 giugno a Torino alle 18 “Pedala!” • il 27 giugno a Torino alle 17 e 19 inizia “Talks a Palazzo Madama”, a Vinovo alle 19.30 Cena in giallo, a Carignano alle 20,30 “Scoprendo il Paradiso delle biciclette”, a Carmagnola alle 21 “Il giovedì è sotto le stelle!” • il 28 giugno a Torino alle 17 e 19 “Talks a Palazzo Madama”, di sera a Sommariva Perno “Notte Gialla”, a Tortona “Calici sopra le stelle”, a Carignano “Dejeuner en Jaune”, ad Alessandria “Tra Francia e Italia, la cultura musicale in un Festival evento”, a Baldissero d’Alba “Festa d’estate, miele, nocciole e...Aspettando Il Tour!, a Vinovo Concerto d’estate in giallo, a Pinerolo alle 10 Vélo-Lab e poi una mostra delle pagine storiche di Tuttosport • il 29 giugno a Tortona dalle 9 alle 18 “Ciclo Letterario”, a Torino alle ore 10.30 “Tutti in bici! Benvenuto Tour de France”, a Carmagnola dalle 18 “I grandi campioni del ciclismo piemontese”, a Santo Stefano Belbo, Ceresole d’Alba e Pinerolo “La Notte Gialla” ed a Sestriere “Attraverso gli occhi della scultura” • il 30 giugno a Tortona alle ore 8.30 “La mitica ciclo-storica” e “Bellezze in bicicletta/retrò”, a Torino alle 11 “Il Cammino di Marcella”, a Sommariva Perno Cena in Giallo, a Costigliole d’Asti dalle 21 “In Tour tra Italia e Francia”, a Pinerolo alle 21 lo spettacolo teatrale “Alfonsina Corridora” • la mattina del 1° luglio a Tortona, Sommariva Perno, Ceresole d’Alba e Piobesi feste e spettacoli in attesa del passaggio della tappa • la mattina del 2 luglio a Pinerolo l’iniziativa conclusiva del progetto “Music 2 -Alcotra” e il Tour in diretta.  

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L'amore per l'Italia

Fu Richard Lassels, nel suo Italian Voyage, ad adottare per primo l'espressione Grand Tour , un neologismo che da quel momento - anno 1670 - sarebbe stato adottato universalmente. La fortuna del termine divenne tale che sulla sua falsariga si coniò il neologismo Petit Tour , per indicare di quel 'giro' la versione ridotta e scorciata di alcune tappe. Le quali prevedevano, secondo i casi, la Francia, i paesi di lingua tedesca (Germania, Austria), la Svizzera, occasionalmente le Fiandre, e, culmine e scopo di tutto il viaggio, l'Italia.

Se nel Cinquecento le statistiche assegnavano alla Francia il maggior numero di mesi di residenza (diciotto, contro i nove/dieci dell'Italia), l'Italia del Seicento le sottrae il primato, mantenendolo ininterrottamente. La visita della nostra penisola era infatti la vera ragione del viaggio intrapreso dai grandtourists .

Il mito dell'Italia era ciò che i primi viaggiatori andavano a riverire, il mito di un museo all'aperto dove la quantità esorbitante delle opere d'arte, l'articolazione della vita politica, il clima radioso e solare così straordinario per i continentali che vivevano spesso sotto cieli di piombo, le vestigia del più autorevole passato del mondo con la ricchezza dei suoi siti archeologici, il lascito ancora palpitante del Rinascimento, raccolto nelle biblioteche e vivo nei monumenti dell'arte, la straordinaria vena musicale che fa del teatro italiano, a lungo, il teatro tout court , erano richiami potentissimi e inattaccabili.

L'Italia reale non era forse più così splendida, ma lo era stata, e ancora ne recava le tracce.

Dissidio fra Italia ideale e Italia reale

Vi furono, come è comprensibile, dei momenti di flessione nella centralità della nostra penisola tra le mete europee. Essi furono legati soprattutto alla presa d'atto della dissonanza fra l'Italia mitica e quella reale. Le condizioni visibili (campagne impoverite, città logorate, porti senza vita, attività culturale fiacca e polverosa) cominciavano ad offuscare la stima nelle sue istituzioni politiche (che in Europa, e in particolare in Inghilterra, esprimevano allora modelli ben più avanzati) e soprattutto facevano scadere l'immagine della Chiesa di Roma a seguito delle severe denunce della Riforma. Tuttavia, per quanto costante fosse nei resoconti dei viaggiatori lo stupore e lo sdegno per le condizioni precarie della nostra penisola, la realtà effettuale non incise più di tanto nel diminuire l'afflusso dei viaggiatori o nel causarne la disillusione.

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